Blog

Automotive, Transportation & Mobility. Experience Design nell’Automotive e nella Mobilità: riprogettare il “viaggio” prima ancora del veicolo

19 Dicembre 2024 Industry

Il settore automotive sta attraversando una delle sue trasformazioni più profonde degli ultimi decenni. Non si tratta soltanto della transizione verso la mobilità elettrica o dell’integrazione di sistemi di guida assistita: la vera discontinuità riguarda il modo in cui le persone si relazionano con i veicoli, con i brand e con l’intero ecosistema di servizi connessi alla mobilità.

In questo contesto, l’Experience Design può costituire il principale propulsore di vantaggio competitivo. La qualità dell’esperienza percepita lungo tutto il journey, dalla prima ricerca online fino alla gestione post-vendita, determina sempre più le scelte di acquisto, il livello di fedeltà e la propensione a raccomandare un brand. Eppure, molte aziende del settore continuano a trattare il design dell’esperienza come un fattore estetico da applicare a processi già definiti, piuttosto che come un approccio metodologico capace di ridefinire i processi stessi.

Le riflessioni che seguono vogliono offrire una panoramica su come l’Experience Design abbia tutte le potenzialità per ridisegnare la filiera della mobilità, con particolare attenzione al segmento “en plein air”, tra i più dinamici e meno esplorati dal punto di vista dell’esperienza utente sia prima dell’acquisto che durante la fruizione dei veicoli. L’obiettivo è quello di suggerire quali strategie i brand del settore dovrebbero adottare per trasformare queste potenzialità in vantaggio competitivo misurabile.

Il contesto: perché il settore automotive ha un problema di esperienza

Chi si mette oggi alla ricerca di un veicolo online si trova spesso di fronte a configuratori che richiedono scelte tecniche prima ancora di aver capito cosa si vuole, architetture informative costruite attorno alla logica di gamma del produttore anziché attorno alle domande reali dell’acquirente, e processi di richiesta di preventivo che si interrompono nel mezzo senza restituire nulla di utile. Il risultato prevedibile è l’abbandono: non per mancanza di interesse nel prodotto, ma per un’esperienza che non riesce a trasformare il bisogno di informazioni in orientamento utile.

Il gap tra aspettativa e realtà è sistematico. L’acquirente di oggi arriva al touchpoint automotive con un bagaglio di esperienze digitali fluide (prenotare un volo, scegliere un appartamento, configurare uno smartphone) e porta con sé aspettative di chiarezza, progressività e coerenza informativa che il settore fatica ancora a soddisfare. La disconnessione tra canale digitale e concessionaria fisica aggrava il problema: le informazioni cambiano, i prezzi non coincidono, il percorso ricomincia da zero. In un processo di acquisto che può durare mesi e coinvolge importi significativi, ogni attrito informativo si traduce in perdita di fiducia: la variabile più difficile da recuperare.

Siamo di fronte a un settore che ha investito enormemente nell’innovazione di prodotto ma che ha trascurato sistematicamente la progettazione dell’esperienza attorno a questi prodotti. Il risultato è un’enorme distanza tra gli elevati picchi tecnologici raggiunti dai veicoli e la frustrazione dell’utente che cerca di capire come configurarli, acquistarli, finanziarli o farli sottoporre ad assistenza e manutenzione.

Dal prodotto al servizio: il journey è il veicolo

Uno dei cambiamenti concettuali più rilevanti che l’experience design porta nel settore automotive è il passaggio da una logica prodotto-centrica a una logica user journey-centrica. Il veicolo non è più il punto finale dell’esperienza: è uno dei touchpoint di un ecosistema più ampio che include il momento della scoperta, la fase di valutazione, la configurazione, l’acquisto, l’onboarding, l’utilizzo quotidiano e la gestione del ciclo di vita.

Questa transizione non è banale. Per decenni il settore ha organizzato le proprie funzioni attorno al prodotto: ingegneria, produzione, vendita. L’experience design richiede invece di organizzarsi attorno all’utente e al suo percorso, ridisegnando processi, touchpoint e sistemi di misurazione.

La mappatura del journey come strumento strategico

La Customer Journey Map, applicata con rigore metodologico al settore automotive, rivela quasi invariabilmente le stesse criticità strutturali: una fase di discovery frammentata tra decine di fonti informative non coordinate, un processo di configurazione che genera confusione invece di guidare la scelta, una transizione tra canale digitale e concessionaria fisica quasi sempre priva di continuità, e un post-vendita che reimposta l’esperienza da zero a ogni interazione. Identificare questi momenti critici con esattezza (attraverso dati analitici, ricerca qualitativa e osservazione contestuale) è il punto di partenza per qualsiasi intervento di redesign che possa incidere significativamente.

La coerenza come fattore critico di fiducia

Nel settore automotive, dove la decisione di acquisto coinvolge impegni economici consistenti e richiede mesi di valutazione, la coerenza informativa tra touchpoint è un prerequisito di credibilità. Un utente che trova prezzi diversi sul sito, sull’app e in concessionaria percepisce un segnale di inaffidabilità che mina la fiducia nel brand. L’experience design lavora esattamente su questa dimensione sistemica, definendo i principi e i pattern che garantiscono coerenza attraverso canali, dispositivi e contesti d’uso.

Mobilità “en plein air”: un segmento ad alta intensità esperienziale

Il segmento camper, caravan e van allestiti rappresenta un caso particolarmente illuminante. Si tratta di un mercato in forte crescita, strutturalmente diverso da quello automobilistico tradizionale, con dinamiche di scelta, acquisto e utilizzo che amplificano ogni criticità di experience.

Il mercato europeo dei veicoli per il turismo itinerante ha registrato nel 2024 un record di immatricolazioni, con oltre 221.000 nuove unità vendute secondo i dati CIVD (Caravaning Industrie Verband Deutschland) segnando una crescita del 5,2% rispetto all’anno precedente. In Italia il dato è ancora più significativo, APC (Associazione Produttori Caravan e Camper) nel 2025 ha rilevato una prosecuzione costante della crescita con un +10,56% sulle immatricolazioni di nuovi e un +6,05% sui cambi di proprietà dell’usato, per un totale di oltre 44.000 camper acquistati nell’anno. Il profilo dell’acquirente che si è significativamente diversificato rispetto al passato: non più prevalentemente over 60, ma con una componente crescente di under 45 che sceglie il van life o il camper come forma di turismo slow, sostenibile e identitario.

Questa evoluzione demografica è cruciale dal punto di vista dell’experience design perché introduce utenti con aspettative radicalmente diverse: nativi digitali, abituati a esperienze di acquisto fluide e ricche di informazioni come quelle offerte dai grandi marketplace, e profondamente delusi quando si trovano di fronte ai processi opachi, frammentati e poco trasparenti tipici dei dealer di settore.

L’impatto delle tendenze

Il report VML Intelligence The Future 100: 2026 dedica una sezione significativa alle trasformazioni nel travel e nell’hospitality, con trend che si riflettono direttamente sulle motivazioni di chi sceglie la mobilità en plein air. L’endurance travel, vale a dire la tendenza a cercare nel viaggio un’esperienza di trasformazione personale piuttosto che semplice riposo, è esattamente la cornice valoriale entro cui si muove la nuova generazione di camperisti e van lifers. Analogamente il trend apparentemente opposto del timid tourism, descritto nello stesso report come la ricerca di esperienze di avventura accessibili, confortevoli ma senza le variabili imprevedibili che caratterizzano l’avventura vera, si traduce direttamente nel crescente interesse per soluzioni di mobilità che abbassino la barriera percepita all’ingresso: van entry-level, noleggio di camper come primo approccio, piattaforme peer-to-peer di condivisione veicoli. Sono tutti contesti in cui il design dell’esperienza digitale è può incidere come principale fattore di conversione.

Il processo di scelta nel settore en plein air: un labirinto senza segnaletica

Chi si avvicina per la prima volta al segmento camper, caravan e van affronta uno dei processi decisionali più complessi nel panorama consumer. Non ci sono punti di riferimento consolidati come quelli che guidano, per esempio, l’acquisto di uno smartphone o di un’auto tradizionale. La terminologia è ultra settoriale (semi-integrato, mansardato, living van, motorhome, pop-up roof), le variabili di scelta sono numerose e interdipendenti (dimensioni, omologazione, peso, allestimento, motorizzazione, piante, chassis), e il mercato è frammentato tra produttori, dealer multimarca, usato privato e piattaforme di noleggio.

In questo contesto, chi riesce a progettare un’esperienza informativa chiara, con accompagnamento progressivo e contestualizzato non sta semplicemente migliorando un sito web: sta costruendo un vantaggio competitivo strutturale, perché si posiziona come guida affidabile in un processo di alta incertezza decisionale.

La ricerca utente come fondamento

Comprendere i processi cognitivi e i percorsi d’uso con i quali le persone si avvicinano alla scelta di un camper richiede strumenti di ricerca qualitativa specifici: interviste contestuali, analisi delle sessioni di navigazione, studio dei forum e delle community online (spesso il principale touchpoint informativo per questa categoria di utenti), analisi delle ricerche Google per capire il lessico reale usato dagli utenti rispetto al gergo tecnico del settore. Questa fase di ricerca rivela quasi sempre che il problema non è la mancanza di contenuti, ma la loro organizzazione secondo logiche di categorie produttive e tecnico-funzionali anziché logiche di orientamento per le persone.

Architettura dell’informazione come strumento di orientamento

Un configuratore che parte dalla tipologia di veicolo invece che dalle esigenze di utilizzo (In quanti viaggiate? Qual è il vostro viaggio ideale? Quali sono i vostri bisogni, i desideri, le vostre preoccupazioni?) inverte la logica dell’esperienza. L’utente esperto sa già cosa vuole e si adatta a questa struttura. L’utente in fase esplorativa invece, che costituisce la maggioranza del mercato potenziale, rischia di perdersi prima ancora di iniziare. Progettare l’architettura dell’informazione partendo dai bisogni reali degli utenti, non dalla tassonomia di prodotto, è uno degli interventi con il più alto rapporto tra investimento e impatto misurabile.

L’onboarding come momento critico: quando il veicolo diventa “casa”

Il camper (e tutte le sue varie declinazioni tipologiche)  è, tra tutti i prodotti automotive, quello con il più alto coefficiente di “apprendimento necessario”. Un neo-proprietario di camper deve padroneggiare sistemi idraulici, impianti a gas, gestione delle batterie, procedure di collegamento elettrico, normative di sosta, regole di circolazione specifiche per veicoli alti. È un onboarding che nessun manuale “tradizionale” riesce a gestire efficacemente e in maniera esaustiva. Tutto ciò genera un volume di richieste al customer care proporzionale alla complessità dei sistemi.

Questo è esattamente il territorio in cui l’Experience Design può avere un impatto diretto sulla riduzione dei costi operativi e sull’aumento della soddisfazione post-acquisto. Sistemi di onboarding digitale progressivi, video tutorial contestualizzati al modello acquistato, checklist interattive per la partenza, assistenza in-app durante le prime uscite: sono soluzioni che rispondono a bisogni reali, misurabili, e che generano dati preziosi per migliorare continuamente il prodotto e il servizio.

Il parallelo con il trend del world-building hospitality descritto nel report VML Future 100 è illuminante: i brand più visionari del settore travel stanno trasformando le loro strutture in “ecosistemi narrativi” dove design, suoni, profumi e storytelling si fondono in un’esperienza sensoriale completa e coerente. 

I produttori di camper e van più avanzati stanno facendo qualcosa di analogo: non vendono più un veicolo ma una filosofia di viaggio, uno stile di vita. Acquistare un camper o un van allestito è un’esperienza molto più vicina all’acquisto di una casa che a quello di un’automobile: si scelgono gli spazi, i materiali, la disposizione degli arredi, i sistemi di gestione dell’energia e dell’acqua, la capacità di adattarsi a contesti diversi. Si immagina come ci si vivrà dentro, non solo come lo si guiderà. Il design digitale deve essere in grado di accompagnare questa dimensione abitativa già dalla fase esplorativa, aiutando l’utente a proiettarsi nell’esperienza dello spazio prima ancora di mettere piede in uno showroom  e di continuare ad accompagnarlo dopo l’acquisto, quando quel veicolo diventa davvero “casa”.

Il digitale come leva di conversione: dati e opportunità

Il canale digitale è oggi il principale teatro della fase pre-acquisto nel settore automotive: la ricerca inizia online, si sviluppa online e spesso si protrae per settimane prima che l’acquirente metta piede in uno showroom. Nel segmento camper, caravan e van, il ciclo di valutazione è ancora più lungo e complesso, perché la decisione coinvolge variabili abitative oltre che di trasporto. La qualità media delle esperienze digitali nel settore rimane significativamente al di sotto di quanto questo processo richiederebbe. I contenuti ci sono, spesso in abbondanza, ma sono organizzati per rispondere alle logiche interne del produttore (gamma, allestimenti, optional) piuttosto che alle domande reali di chi sta cercando orientamento.

La lacuna tra traffico e conversione

I siti dei produttori e dealer di camper registrano spesso volumi di traffico organico molto elevati (alimentati da ricerche informazionali, confronti, recensioni) ma tassi di conversione molto bassi. Questo gap è quasi sempre attribuibile a criticità di experience design: navigazione confusa, caratteristiche tecniche non comparabili, immagini non sufficientemente dettagliate, assenza di strumenti di simulazione finanziaria, mancanza di chiarezza sui tempi e processi di acquisto.

Interventi di Conversion Rate Optimization (CRO) condotti su siti e-commerce complessi hanno mostrato che la semplificazione dell’architettura di navigazione e la riduzione del numero di step nel processo di richiesta informazioni può aumentare significativamente il tasso di lead generation. Nel settore dei camper, dove il lead qualificato è il principale obiettivo di conversione digitale, questo si traduce in un impatto diretto e misurabile sui risultati di business.

Il ruolo del test con gli utenti reali

Nessun dato analitico può sostituire l’osservazione diretta di come gli utenti reali interagiscono con un’interfaccia. Lo user testing, condotto con un campione rappresentativo di potenziali acquirenti, in condizioni il più possibile contestualizzate, rivela quasi invariabilmente pattern di comportamento e fonti di frizione che non emergono dall’analisi dei dati quantitativi. Un utente che abbandona la pagina di configurazione dopo 45 secondi ci dice che c’è un problema, ma non ce lo dice il dato analitico. L’osservazione diretta di quella sessione, invece, mostra esattamente dove si è verificata la frizione e perché.

Sostenibilità e mobilità: il design come abilitatore di scelte consapevoli

La transizione verso forme di mobilità più sostenibile, che nel settore automotive è associata all’elettrificazione, ma in senso più ampio include il trasporto pubblico, la micromobilità, la condivisione di veicoli e le scelte di viaggio a basso impatto, è uno dei macro-trend più rilevanti per l’experience design del prossimo decennio.

Le ricerche mostrano sistematicamente un paradosso: la maggioranza delle persone interpellate dichiara di voler fare scelte di mobilità più sostenibili, ma il comportamento reale diverge significativamente dalle intenzioni. Questo gap non è principalmente un problema di valori o di costi: è spesso un problema di experience design. Le alternative sostenibili sono percepite come più complesse, meno affidabili e più impegnative in termini di “sforzo” richiesto rispetto alle opzioni tradizionali.

Il report VML Future 100 2026 documenta come il 93% dei viaggiatori globali dichiari di voler fare scelte più sostenibili (dato Booking.com), e come iniziative come il programma “Any Wear, Anywhere” di Japan Airlines (che permette ai passeggeri di noleggiare abiti alla destinazione invece di imbarcare bagagli) stiano dimostrando che la sostenibilità può essere trasformata in valore percepito concreto grazie a una progettazione intelligente dell’esperienza.

Nel segmento camper, caravan e van, questo si declina in modo specifico: il van life e lo slow travel in camper vengono sempre più posizionati  (e percepiti da segmenti significativi di utenti) come alternativa sostenibile al turismo di massa (il cosiddetto overtourism). Progettare esperienze digitali che valorizzino questa dimensione, fornendo dati di consumo, suggerendo itinerari a basso impatto, connettendo gli utenti con comunità di pratica, non è solo coerente con molti dei valori dichiarati dai brand di settore: è una potenziale strategia di posizionamento competitivo.

L’AI nel settore automotive: quando il configuratore diventa consulente

Nel settore automotive, l’intelligenza artificiale non è ancora entrata nel journey dell’acquirente nel modo in cui lo ha fatto in altri settori – e questo rende il prossimo salto particolarmente rilevante per chi ha la lucidità di anticiparlo. Oggi, la maggior parte dei configuratori online chiede all’utente di sapere già cosa vuole: motorizzazione, allestimento, optional. È una logica da catalogo, non da consulenza. L’AI rovescia questo paradigma: non è più l’utente che naviga verso il prodotto, è il sistema che – partendo dalle abitudini di utilizzo, dai pattern di percorrenza, dalle esigenze di spazio, dal contesto familiare o professionale – costruisce una proposta progressiva, spiegata, motivata. La differenza non è tecnica: è relazionale. Un configuratore AI-assisted che chiede “quanti siete? dove viaggiate? cosa portate con voi?” e da lì costruisce un percorso di scoperta non sta solo semplificando un’interfaccia: sta replicando la logica del venditore esperto che ascolta prima di proporre. Nel segmento en plein air, dove l’acquisto è profondamente identitario e il processo decisionale può durare mesi, questo approccio ha un potenziale di conversione che nessuna ottimizzazione di scheda prodotto può eguagliare. La sfida per i brand – e la domanda che vale la pena porsi adesso, prima che lo facciano i concorrenti – è una sola: stiamo progettando un sito che mostra i nostri veicoli, o un’esperienza che aiuta le persone a capire quale veicolo è fatto per loro?

Il ruolo dei dati nella progettazione continua: oltre il redesign

Uno degli errori più comuni che i brand del settore automotive commettono in relazione all’experience design è trattarlo come un progetto con inizio e fine definiti, piuttosto che come un processo continuo di apprendimento e ottimizzazione.

Il design dell’esperienza non si esaurisce con il lancio di un nuovo sito o di un’app: inizia davvero nel momento in cui gli utenti reali cominciano a interagire con il sistema. I dati generati da queste interazioni (sessioni di navigazione, click heatmap, funnel di conversione, ricerche interne, feedback post-acquisto) sono una fonte continua di insight che alimenta cicli iterativi di miglioramento.

Analytics come strumento diagnostico

I dati quantitativi permettono di identificare con precisione dove il journey si interrompe: le pagine con alti indici di uscita, i passaggi del funnel con i maggiori tassi di abbandono, le chiavi di ricerca interna che segnalano lacune informative. Questi dati, letti attraverso la lente dell’experience design, non sono semplicemente metriche di performance: sono diagnosi di problemi di usabilità che richiedono interventi specifici.

La competitive analysis come bussola strategica

Comprendere come si posizionano i competitor dal punto di vista dell’experience (non solo dei prodotti o dei prezzi) è un input strategico di primaria importanza. Nel segmento dei veicoli per il turismo itinerante, i benchmark rilevanti non sono solo i competitor diretti: includono le piattaforme di noleggio peer-to-peer come Yescapa o Wikicampers, i marketplace specializzati, le app di pianificazione del viaggio come Park4Night o Campercontact, e i grandi Online Travel Agency (OTA) che si stanno progressivamente espandendo verso il turismo slow. Queste piattaforme stanno definendo gli standard di esperienza attesi dagli utenti, indipendentemente dal fatto che si tratti di un acquisto o di un noleggio.

Progettare per la mobilità: vincoli e opportunità specifiche

La mobilità introduce vincoli di contesto d’uso che differenziano profondamente le sfide dell’experience design automotive da quelle di altri settori. Gli utenti interagiscono con sistemi digitali in condizioni di attenzione ridotta, spesso in movimento, con una mano libera quando va bene, in ambienti con luminosità variabile e connessione instabile. Il tutto complessificato dal tema della sicurezza alla guida che l’uso di questi strumenti porta inevitabilmente con sé.

Questi vincoli non sono secondari: sono definitivi. Un’interfaccia di infotainment perfettamente funzionale in fase di progettazione e test decontestualizzato, può risultare inutilizzabile a bordo di un camper che percorre una strada di montagna. Un sistema di navigazione che richiede molteplici passaggi per impostare una destinazione difficilmente verrà usato durante la guida. La progettazione per la mobilità richiede una comprensione profonda dei contesti d’uso, che si acquisisce solo attraverso ricerca sul campo e test in situazioni reali, accompagnata al perseguimento rigoroso della semplificazione che spesso si scontra con la propensione dei team di prodotto ad aggiungere funzionalità anziché migliorare quelle essenziali.

Accessibilità come standard, non come eccezione

Il profilo demografico degli utenti del segmento en plein air sta cambiando, ma include ancora una quota significativa di utenti over 60, con esigenze specifiche in termini di dimensione dei testi, contrasto cromatico, logiche di navigazione semplificate. Progettare per l’accessibilità in questo contesto non è solo una questione di conformità normativa: è un imperativo di mercato. Le linee guida WCAG, integrate con test su utenti con capacità diverse, garantiscono che l’esperienza digitale sia fruibile dal più ampio spettro possibile di utenti potenziali.

Implicazioni strategiche per i manager di settore

Per i CEO, CMO e innovation manager del settore, l’experience design non è una questione di budget per il fornitore/consulente/partner di design: è una scelta di posizionamento strategico. I brand che trattano l’experience come un asset strategico (investendo in ricerca utente strutturata, in sistemi di design scalabili, in processi di misurazione continua) costruiscono vantaggi competitivi difficilmente replicabili nel breve periodo.

La governance dell’experience come leva organizzativa

Uno dei problemi più comuni che rallenta l’affermazione del vantaggio competitivo che l’experience design può apportare ai player dell’automotive è la frammentazione della ownership. Il sito è gestito dal marketing, l’app dal team IT, il configuratore da un team di prodotto separato, il customer care da un’altra funzione ancora. Il risultato è un’esperienza frammentata che rispecchia i silos organizzativi invece di rispecchiare il journey dell’utente. Costruire una governance dell’experience che attraversi i silos (con ownership chiara, principi condivisi e sistemi di misurazione comuni) è una decisione organizzativa prima che una decisione di design.

Il ROI dell’Experience Design è misurabile

Incrementi nel tasso di conversione dei configuratori, riduzione del volume di richieste al customer care, aumento del Net Promoter Score post-acquisto, riduzione del tempo medio di permanenza nella fase di valutazione: sono tutti indicatori che rispondono direttamente a interventi di experience design ben eseguiti, e che possono essere connessi con precisione a impatti economici misurabili. Ricerche autorevoli ormai da tempo stimano che ogni dollaro investito in experience design generi in media un ritorno di 100 dollari. Nel settore automotive, con i suoi lunghi cicli di valutazione e i suoi alti valori di transazione, l’impatto di ogni miglioramento dell’esperienza si moltiplica ulteriormente lungo tutto il funnel.

Conclusioni: il design del viaggio inizia prima della partenza

L’Experience Design nel settore automotive e della mobilità en plein air non riguarda l’estetica dei siti web o la grafica delle app: riguarda la capacità di accompagnare le persone attraverso decisioni complesse, di abbassare le barriere all’ingresso verso nuove forme di mobilità, di trasformare la frustrazione in fiducia e l’incertezza in orientamento.

In un settore dove l’innovazione di prodotto è diventata una commodity, dove ogni brand offre veicoli tecnicamente validi e comparabili, la differenza si costruisce nell’esperienza. E l’esperienza si progetta: con metodo, con dati, con ricerca, e con una comprensione profonda di chi sono le persone che sceglieranno, useranno e racconteranno i vostri prodotti.

Il segmento camper, caravan e van è, da questo punto di vista, un laboratorio particolarmente fertile: gli utenti sono motivati, coinvolti emotivamente, disposti a esplorare, ma anche esigenti, informati e capaci di confrontare con facilità le esperienze che vivono con quelle offerte da brand di altri settori. Il brand che saprà progettare un’esperienza all’altezza di questa aspettativa non sta solo migliorando un touchpoint: sta costruendo la relazione che trasforma un acquirente in un promotore attivo del brand.

Il viaggio, dopo tutto, inizia molto prima della partenza. E il design dell’esperienza è la mappa.

Fonti e riferimenti